TFR
Notizie di alcuni giorni fa, apparse sulla stampa Nazionale, indicavano come il TFR “strappatto” agli imprenditori possa causare forti rallentamenti economici e precarietà nel mondo del lavoro.Noi nei primi mesi del 2006 abbiamo “diffuso” attraverso la posta eletronica alcune considerazioni soggettive.Qualche ragguaglio circa la destinazione sulla “liquidazione” di fine rapporto e più o meno cosa prevedeva la legge in materia dei fondi.Ma dopo circa mille giorni, sembra che le nostre ipotesi abbiano avuto il fondato riscontro nel mondo del lavoro tutto. Di seguito riportiamo il testo integrale, evidenziando con altro colore, i danni che sono stati provocati dal togliere il TFR, dalle casse degli imprenditori.
TFR è la sigla che racchiude:
trattamento di fine rapporto per i lavoratori dipendenti, allora diamo uno sguardo a cosa andremo in contro. Il trattamento di fine rapporto (tfr) è una prestazione che spetta al lavoratore che abbandona un rapporto di lavoro per qualunque motivo (dimissioni o licenziamento o cessato rapporto per effetto dell’anno pensionistico maturato). La sua disciplina è prevista nell’art.2120 del c.c. All’atto della risoluzione del rapporto di lavoro, generalmente, il dipendente ottiene il versamento del trattamento di fine rapporto lavoro con l’ultima busta paga. Il tfr gioca un ruolo fondamentale nella nuova riforma previdenziale del 2004. Infatti, la legge Maroni stabilisce il “dirottamento” automatico alla previdenza complementare, salvo diverso avviso da parte del lavoratore. In pratica vige la regola del silenzio-assenso per la quale, se entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, o entro sei mesi dalla data di assunzione, il lavoratore non esprime nulla in merito alla quota del tfr, questa verrà automaticamente versata nel fondo pensione di categoria. Qualora non esistesse il fondo pensione negoziale, o di categoria, è facoltà del lavoratore scegliere a quale fondo pensione aderire. E’ opportuno precisare che si tratta del tfr maturando, ossia delle quote di trattamento di fine rapporto che i lavoratori matureranno da una certa data in poi; di conseguenza, quanto già è stato maturato non è interessato dalla nuova normativa.
In base alla riforma, quindi, i lavoratori potranno optare su due alternative:
1. decidere di non conferire il tfr maturando ai fondi pensione;
2. scegliere a quale fondo pensione far confluire il proprio tfr.
La legge precisa, inoltre, che, qualora il lavoratore decidesse di aderire ad un fondo pensione, egli dovrà avere un’informazione adeguata sulla tipologia, le condizioni per il recesso anticipato ed i rendimenti stimati dei fondi di previdenza complementare per i quali è ammessa l’adesione. Da quanto detto emerge la grande importanza che ha il tfr per il rilancio dei fondi pensione. E’ da notare che il tfr svolge un ruolo di autofinanziamento per le imprese. Con la regola del silenzio-assenso, quindi, le imprese vedranno venir meno il loro autofinanziamento. Pertanto, la legge Maroni prevede l’individuazione di forme di compensazione in termini di facilità di accesso al credito, soprattutto a favore delle piccole e medie imprese.
Anticipazione del tfr versato
Il lavoratore iscritto al fondo da almeno otto anni ha facoltà di conseguire un’anticipazione dei contributi versati ed accumulati per le finalità seguenti:
1. far fronte a spese sanitarie relative a terapie ed ad interventi straordinari;
2. acquisto della prima casa di abitazione per sé o per i figli, documentato con atto notarile;
3. realizzazione di interventi di manutenzione relativamente alla prima casa di abitazione;
4. far fronte a spese da sostenere durante i periodi di fruizione dei congedi per la formazione e per la formazione continua.
Ai fini del calcolo degli otto anni, vengono considerati utili tutti i periodi di contribuzione a forme pensionistiche complementari maturati dall’iscritto per i quali egli non abbia esercitato il riscatto della posizione individuale
In una prima analisi
a) dovremo avere, come recita la legge, un fondo di pensione di categoria
c) avere un’alternativa al fondo di pensione di categoria
b) individuare, attraverso una analisi soggettiva, quale percorso scegliere.
c) sperare
Comunque questo è quello che emerge spontaneo e anticipatamente sull’osservazione di una legge che troveremo un po’ più in là.
Altre valutazioni forse emergeranno per effetti di modifiche o emendamenti vari, comunque resta il mio piccolo punto di vista che, il datore di lavoro è il nostro garante e che forse avremmo sicuramente nella sua figura due punti.
1) Un importantissimo montante che può fare la differenza sia nella nostra azienda, sia nelle aziende tutte, per la sopravivenza, per la ricerca e per gli investimenti che sono quotidianamente e rigorosamente effettuate dall’imprenditori per far fronte a delle migliorie di produzione e competitività del mercato.tale manovra metterà sicuramente in crisi il mercato del lavoro e in una posizione scomoda i lavoratori tutti.Verranno sì dati altri tipi di fondi agli autonomi, ma con un rigoroso e più svantaggioso interesse bancario.Recessione è dir poco.
2) Forse, il TFR aziendale stando a quanto detto sino ad oggi, potrebbe subire una tassazione inferiore rispetto ai fondi di pensione di categoria, ma resta sempre l’ufficiosità dell’argomento, attendiamo l’ufficialità.
Questo articolo è stato scritto il 01.11.2006


