“I Casinò D.O.C.”
“Ovunque vi sia gioco, ovunque esiste l’azzardo.” In tempi molto remoti, dei gladiatori, oltre ad essere una sorte di corrida, attuale, le scommesse si concludevano in maniera drammatico, l’uccisione del perdente. Oggi invece il gioco d’azzardo è visto, più o meno’ da tutti, come una sorte di nascondiglio malavitoso. E come in una coincidenza kafkiana, a far da cornice alla polemica tra casinò e operatori del cosiddetto gioco pubblico spunta un rapporto dell`Antimafia in cui si lancia l`allarme per la contiguità della criminalità organizzata con il gioco d`azzardo. Secondo il documento - uno scoop dell`Agenzia Agipronews che è riuscita a mettere le mani sul dossier malgrado la secretazione - «nonostante la notevole opera di contrasto svolta negli ultimi anni da forze dell’ordine, magistratura, Aams e singoli operatori del settore, il gioco illegale rappresenta ancora una ricca fonte di introiti per tutte le organizzazioni criminali, italiane e non, attive nel nostro Paese». «Il settore del gioco – scrive la Dna – si è confermato come uno dei terreni più fertili per la realizzazione di condotte mafiose di imposizione e di intimidazione oltreché di riciclaggio». Operazioni che per lo stesso motivo possono investire anche il canale delle giocate legali. «Le infiltrazioni criminali nelle sale scommesse tradizionali – si legge infatti nel rapporto – appaiono esposte a notevoli rischi, sia per quanto riguarda l’assetto societario delle concessionarie, sia per quanto riguarda la possibilità che a soggetti incensurati, titolari di concessioni o di licenze per singole sale giochi, si affianchino soci occulti inseriti organicamente nella criminalità organizzata, la quale tramite prestanomi insospettabili potrebbe utilizzare il circuito legale sia per scopi di riciclaggio, mediante false vincite di copertura di movimenti di denaro, sia per consentire alla propria rete territoriale di scommettitori, prestatori di denaro e quant’altro, di disporre di un numero enorme di potenziali clienti».Il settore più a rischio sarebbe quello delle slot machine, anche a causa di una normativa ancora piuttosto controversa. «La rete telematica interconnessa, che avrebbe dovuto garantire la regolarità delle apparecchiature da intrattenimento oltreché la continuità di tassazione fiscale connessa al gioco, mediante il Prelievo Erariale Unico, non è stata ancora realizzata integralmente» scrivono i magistrati della Dna. Che aggiungono: «il settore del gioco lecito è anche attraversato da problematiche amministrativistiche, giacché la legislazione del settore che prevede controlli e autorizzazione da parte dell’autorità di pubblica sicurezza, è stata impugnata diverse volte per asserita violazione del Trattato dell’Unione europea, anche se il Consiglio di Stato ha giudicato conforme ai trattati la legislazione nazionale». Nel documento non manca un riferimento ai casinò italiani, considerati tutto sommato sicuri: «Quanto ai quattro casinò, che in passato, soprattutto negli anni Ottanta, hanno costituito materia di indagine, grazie ai controlli preventivi messi in atto da parte delle forze di polizia, sembra scongiurata una massiccia opera di infiltrazione della criminalità organizzata… anche se il settore va monitorato ancora con attenzione, soprattutto vista la possibilità, inserita in alcune proposte di legge attualmente allo studio del Parlamento, di nuove aperture nei prossimi anni». Quindi il gioco nei casinò è “garantito” da una sorte di alta qualità determinata dalla massiccia organizzazione preventiva di controllo, nei confronti del rispetto di norme dell’attività. Una qualità, che possiamo tranquillamente etichettare, come prodotto riconosciuto con la denominazione D.O.C. .


