Non solo colpa altrui….!!!!!
Ora che non sanno più a che Santo votarsi, gli ex monopolisti del gioco incominciano a fare outing. «Se i casinò italiani arrancano – ammette il presidente di Federgioco, Mauro Pizzigati, in un`intervista rilasciata al neonato portale di informazione specializzata, Gioco News – non è colpa esclusiva della crisi internazionale; qualche responsabilità può essere imputata anche alle case da gioco.Ho la sensazione che si debba cogliere meglio il mutamento dell`interesse che la clientela ha nei confronti della casa da gioco. In passato queste erano considerate come luoghi dove si poteva giocare d`azzardo in deroga al divieto vigente in Italia, e c`era una sorta di oligo-monopolio esercitato dai quattro casinò. Ora la situazione è mutata: i giochi elettronici, anche se con macchine diverse e differenti modalità di vincite, sono dappertutto e l`appeal dei giochi da tavolo è diminuito moltissimo. Sono sempre più disertati a vantaggio di quelli che attraggono una clientela di target assai diverso, ma i casinò non si sono ancora attrezzati in maniera adeguata». Poi i rapporti di fine anno e non solo, che parlano di soldi “investiti” male, costi eccessivi del personale, costi di gestione troppo “salati, la recessione in atto, piani industriali in linea, ma con perdite di milioni al mese di incassi, colpe “addossate” a nevicate, scioperi, assemblee, perdite di bilancio per effetto dell’oscillazione delle valute ect. etc…. Ci auguriamo che per questo fine anno contabile non venga presa in considerazione, la Lira Turca per “lo studio ” del bilancio dei Casinò. Quanto ai tagli occupazionali come possibile rimedio alla crisi, Pizzigati riconosce che «sono misure che vanno valutate caso per caso e non è possibile fare un ragionamento di carattere generale. Occorre prendere delle misure: in questi mesi le case da gioco stanno anche discutendo con le proprietà modifiche alle convenzioni che regolano i rapporti economici con gli enti pubblici proprietari. Certo è che se questo non bastasse occorrerà valutare altre ipotesi. Il personale non è intoccabile, le nostre sono aziende pubbliche e non carrozzoni, ma prima di arrivare ai licenziamenti ci sono altre strade più agevolmente percorribili, come incentivi all`esodo o alla mobilità, la trasformazione dei contratti da full a part time. Solo nei casi estremi sarà necessario arrivare a quelle procedure che prevedono comunque il coinvolgimento dei sindacati». Anche qui due piccole parentesi vanno inserite. La prima quando si dice che sono aziende pubbliche, non è proprio così…..!!! Se di pubblico impiego si tratta, allora ogni Comune per salvare ” Capra e Cavolo” a nostro modesto avviso, dovrebbero assumersi la completa responsabilità nel generare quel particolare che oggi manca, per la gestione delle intere Case da Gioco. Assumersi quindi il ruolo “del padrone” a tutti gli effetti ivi compreso il personale e l’intera Gestione del cda di ogni Azienda. “Un bel colpo di spugna e Municipalizzare ogni Casa da Gioco senza più far mettere piede in casa propria, continui e nuovi personaggi politici…..!!!!!! Dalla canzone: e qui comando io e questa è casa mia…e ogni dì voglio sapere chi entra e chi va……!!!!!! Più o meno così …….!!!!! Un traguardo che “manderebbe” i lavoratori a dei contratti pubblici e municipalizzati…!!!!! In riferimento alle nuove aperture e all’ampliamento del loro numero è possibile, ma in questo caso occorre affermare con chiarezza che in Italia non è più vietato il gioco d`azzardo, sedersi a un tavolo per affrontare la materia nella sua interezza e di non mettere sotto “scacco matto” le altre quattro Case da Gioco esistenti con delle concorrenze troppo ravvicinate. Per esempio a Taormina in questi giorni, con la visita del Premier, si è parlato del progetto, apertura vecchia sede del Casinò. E non solo in Sicilia, ma sull’intero sistema economico Nazionale, ha sottolineato il Presidente, occorrono misure per rilanciare l’economia, soprattutto quella del turismo e dell’ambiente. Molte sono le richieste che al momento sono al vaglio nelle sedi opportune.


