Confederazione elvetica tra fisco internazionale e liste in toni di grigio

Il consiglio degli Stati ha approvato il credito straordinario di 12,5 miliardi di franchi al FMI (Fondo Monetario Internazionale. Cifra importante che ovviamente ha scatenato perplessità e critiche in Svizzera, in particolar modo sull‘esigenza di “contare“ di più nel FMI.
Lo spirito di questo credito risulta chiaro guardando la cronologia degli eventi passati legati alla presenza nella lista grigia, infatti tutto gira intorno al fatidico G20.
Pochi giorni prima la Svizzera aveva fatto concessioni sul segreto bancario come prova di “buona volontà“; già all‘epoca si erano visti segnali sulla stampa europea di irrequietezza e di scontentezza, traspariva un mal contento considerando le concessioni come briciole una sorta di contentino per calmare gli animi politici dei membri del G20 visto la vicinanza del G20 guardando anche a quello che accadeva negli USA con le Banche Elvetiche.
Il gelo scende quando scoprono di aver sottostiamo la “fame“ di soldi delle nazioni che stanno affrontando una crisi difficile (in primis gli USA), le risposte sono inizialmente di smarrimento; dopo pochi giorni il 5 aprile ecco che annunciano questo maxi credito. La motivazione: “Con questo credito, la Svizzera può dare un aiuto importante per rafforzare il sistema finanziario internazionale. Siamo un paese esportatore, che dispone di poche materie prime e che vive in primo luogo della vendita all’estero di prodotti di qualità. La stabilità dei mercati finanziari internazionali rientra quindi nel nostro interesse”, ha spiegato il consigliere federale Hans-Rudolf Merz.
detto in termini semplici capiscono de il tributo da pagare non sono briciole ma una fetta più consistente nella speranza di riparare e uscire da quella lista “infamante”.
Altro tema scottante ancora più delicato e dai risvolti etici umanitari viene alla ribalta: politica fiscale in favore dei paesi più poveri. Se per i paesi industrializzati l’evasione fiscale è un problema di mancato gettito e risorse economiche-finanziarie importante ma certamente non a livelli dei paesi in via di sviluppo.
Peter Niggli direttore della comunità di lavoro svizzera Alliance Sud traccia un bilancio da la sciar basiti gli interlocutori dichiarando che vi sono 360 miliardi di franchi provenienti dai paesi in via di sviluppo depositati presso banche Svizzere, sottolinea che questi fondi se non sfuggissero al fisco creerebbero un gettito di minimo 6 miliardi di franchi per le casse degli stati da cui provengono.
Sempre nella conferenza stampa raffronta il gettito perso dai paesi in via di sviluppo e quanto versa la Confederazione ogni anno per la cooperazione e l’aiuto dei paesi poveri: differenza di uno a tre, ossia la Svizzera versa circa 2 miliardi di franchi.
Evidente la presenza di un doppio standard in materia di imposizione fiscale:
- sei cittadino elveico? se evadi preparati a multe salatissime, ti troviamo ovunque visto che, l‘oppsto lo facciamo per i “ricchi“ stranieri;
- sei uno cittadino comunitario o di un paese industrializzato (G20)? non preoccuparti sarai coccolato e protetto, anzi ti prelevo una quota degli utili finanziari e li verso in forma anonima al tuo paese di provenienza come contentino così siamo tutti più tranquilli;
- sei un cittadino di un paese in via di sviluppo? anche tu sei protetto e coccolato in più non storniamo niente dai tuoi utili, tanto come Confederazione partecipiamo già agli aiuti e in ogni caso “costano” molto meno dell’imposizione che è in vigore con gli europei.
“Già dagli anni ‘80 diversi esperti, come l’ex procuratore ticinese Paolo Bernasconi, avevano avvertito che queste pratiche fiscali non sarebbero state tollerate ancora a lungo all’estero”, ha ricordato il direttore di Alliance Sud. “Ora invece di lamentarsi per gli attacchi lanciati contro il segreto bancario, la Svizzera dovrebbe modificare rapidamente una politica fiscale che non danneggia solo gli interessi degli altri paesi, ma anche la propria immagine”.
(fonte Swiss Info)
