Il Casinò tra: politica, lavoratori e esigenze di un paese
In breve tempo articoli di giornali sono usciti ed hanno come tema la Casa da Gioco di Campione.
Leggendoli uno dopo l’altro e sentendo chi in quell’impresa ci lavora viene spontaneo pensare che: tutti parlano come se fossero i “proprietari” dimenticando la gioviale pace che regnava nei buoni momenti.
La voce più assidua è palesemente quella delle personalità politiche che vanno dalle varie provincie sino ad arrivare a Roma; voci di progetti più o meno realizzabili a voci disfattiste incitanti l’abbandono della gallina che una volta rendeva bene sia come posti a “ex-traterritoriali”che come entrate economiche.
Dette voci hanno una risonanza notevole dato che la maggior parte sono riportate dai giornali, talune volte destano preoccupazione e sgomento da parte di quelle famiglie che vivono grazie a quella impresa ed un paese che vede in quella attività fonte principale di copertura dei costi locali.
Dividi ed impera; regola antica che affonda nel passato glorioso di un impero come quello Romano, politica che viene insegnata quando uno deve dirigere una società di grandi dimensioni con una risorsa umana inportante. Detta tecnica ci insegna che la miglior soluzione è quella di creare all’interno della medesima realtà micro gruppi differenziati da “privilegi” contrapposti in modo tale da rendere impossibile la coesione tra essi e nel medesimo momento creando “attriti” che danno ampio spazio di controllo e “pilotaggio”.
Il problema di questa tecnica è che lacera quei rapporti sociali che hanno radici in un paese non certo grande come Como ma in paese che ha diverse peculiarità, dovute alla sua posizione geopolitica, alcune disattese e calpestate per cecità o per interesse..
I “vecchi” ricordano: “.. è il Comune titolare della licenza e proprietaria dell’immobile, che se ci fosse Bossi come Sindaco manderebbe tutti a …(censura), che sarebbe la all’arco a difendere il suo popolo”.
Difficile dare torto leggendo l’articolo del “Il Giorno di Como” dove Leonardo Carioli chiede in aula della Provincia la modifica dello statuto che riduca il peso del Comune di Campione, dove Giordano Minotti dice di lasciare la partecipazione nella società, dove Giancarlo Galli avvalla e rincara la dose, come Serafino Grassi.
Analizziamo asetticamente:
- il Comune ha la titolarità in deroga della Licenza
- La licenza fu data per evitare una politica assistenzialistica da parte dello Stato (ti do gli strumenti ma sta a te usarli bene altrimenti vai a fondo nel lago)
- Il Comune è proprietaria dell’immobile e del mutuo acceso per costruirlo
- la soc. di gestione si basa sull’apporto dell’immobile e della licenza
- il Comune copre i costi sociali e del territorio nonchè le eventuali perdite della società con i proventi che vengono dalla Licenza e dall’immobile
Quello che da un senso di tradimento è chi muove queste accuse e dice di voler abbandonare è: proprio la Lega che, nella visione “nordistica lombarda”, è la paladina delle autonomie locali che prende forza da quello spirito indipendentista mai tradito con le parole; il PDL nella figura di Grassi e Minotti lanciano anatemi di rivisitare gli obbiettivi e la presenza di Como, stranamente in un territorio ad alta percentuale di loro elettori.
Tutti si chiedono: dietro queste parole urlate, bandiere di guerra, quale è veramente l’obbiettivo che vogliono raggiungere? la dependance a Como del Casinò gestita direttamente ma con la licenza del Comune di Campione? azzerare quei privilegi concessi ora insostenibili dando la colpa ad altri? tecnica di raccolta voti fomentando la paura?
In tutto questo marasma dove è la voce del Comune che dovrebbe difendere gli interessi dei cittadini? le forse politiche locali sono “ammalate” di mutismo e sudditanza?


