Alfio Balsamo e l’articolo fantasma sul giornale del Comune
Il Consigliere del Gruppo PDL Alfio Balsamo ci fa pervenire copia di un suo articolo che doveva esserese pubblicato sul giornale del Comune di Campione d’Italia uscito pochi giorni or sono.
Non conosciamo il motivo per cui non sia stato inserito nel giornale del Comune di Campione, vedendo la data di protocollo (3/05/2010) scartiamo a priori una problematica di tempo insufficiente per l’impaginazione, ma sicuramente motivazione valida si possa trovare.
Scartiamo a priori ogni illazione di utilizzo del mezzo di stampa dell’Amministrazione Comunale come mezzo di “propaganda politica della maggioranza”, onestamente sono persone che reputiamo raziocinanti e di certo un utilizzo in tal senso avrebbero risvolti poco piacevoli.
Vorremmo sopperire a questa “dimenticanza” di pubblicazione inserendo integralmente l’articolo ed allegando le copie in pdf sia della domanda protocollata in Comune che del testo originale, anch’esso protocollato.
Lettera al Sindaco con la richiesta di pubblicazione
Articolo protocollato: pagina 1 pagina 2 pagina 3
C’ERA UNA VOLTA••••••
LA STORIA DI UN BEL SOGNO CHE SI POTREBBE TRAMUTARE IN INCUBO
Non vogliamo essere pessimisti, anzi vogliamo rappresentare esattamente il contrario. Tuttavia una buona riflessione su ciò che eravamo e ciò che possiamo ritornare ad essere, riteniamo sia giusta è necessaria.
C’era una volta ….Cosa potrebbe voler dire? Potrebbero essere le prime parole del titolo del film del regista Sergio Leone: C’era una volta il west. Oppure le parole di una famosa canzone : c’era una volta or non c’è più… Oppure ancora rappresentare l’inizio di quasi tutte le fiabe che si raccontano ai bambini: c’era una volta una regina fatata, o per esempio, c’era una volta un bel cavaliere e via così.
Da questa ultima riflessione vorrei cominciare il mio ragionamento.
C’era una volta Campione d’Italia e cioè una favola, un sogno, che ho sentito e visto fin da bambino e che ora rischia di tramutarsi in incubo.
Una volta a Campione si usciva di casa e si lasciavano le porte aperte, si andava in piazza, per incontrare nei bar amici e parenti. Si beveva l’Orangiria, o la Spuma, si perché allora l’aranciata san Pellegrino o il Chinotto erano più cari.
Spesso si guardava la televisione al bar, non perché non ci fosse almeno un televisore per ogni famiglia, ma perché quel momento rappresentava un’opportunità di socializzare e di commentare quello che avveniva nel mondo.
Durante i mesi caldi, in piazza c’era quello che in centro Italia viene definito lo “struscio” e cioè decine, centinaia di persone, grandi, piccoli, bambini, anziani, passeggiavano per ore ed ore, c’era voglia di parlare, di comunicare, di stare assieme, magari di amoreggiare o di flirtare. La gente si voleva bene, i parenti si volevano bene, non c’era invidia ne rivalsa.
C’era solidarietà.
Per essere assunti al Casinò, ognuno aspettava il proprio turno, magari facendo prima gavetta con qualche altro lavoro e bisognava avere rigorosamente la residenza a Campione da almeno 5 anni ed avere un nulla-osta obbligatorio dal comune.
La società poteva assumere direttamente massimo 5 dirigenti, che poi cessavano la loro attività con la fine della gestione.
Per affittare un appartamento ti dovevi mettere in lista di attesa per anni e anni. Si perché allora di case sfitte non c’é n’erano.
C’erano negozi, tanti ristoranti, bar, boutiques, persino numerose piccole aziende che in certi casi erano qualcosa di più che semplici artigiani.
Il paese era vivo. C’era voglia di fare, di intraprendere.
In Consiglio Comunale, la maggioranza e l’opposizione dialogavano e si confrontavano e quando questo dialogo magari diventava pesante, ecco che la maggioranza faceva il grande gesto di “cooptare”, non solo l’uomo o la donna ma anche e soprattutto le sue idee.
Insomma non c’era quella contrapposizione frontale che si vede ai giorni nostri. Potrei continuare ma mi fermo qui.
Una gran bella favola un gran bel sogno.
Cosa è rimasto di tutto questo? Nulla o quasi.
Le assunzioni al casinò avvengono, avvenivano, poiché ora non si assume più del tutto, con criteri assolutamente arbitrari e che non tenevano conto della realtà economica e territoriale di Campione d’Italia.
La società, al posto delle cosiddette “cinque persone di fiducia”, ne ha assunte a decine, appesantendo in maniera grave il bilancio della casa da gioco.
Per essere assunti, la residenza ed i nulla osta non sono più necessari.
Le boutiques, numerosi bar e ristoranti, le piccole aziende hanno chiuso, quei pochi bar e ristoranti rimasti, sono quasi perennemente vuoti.
Il paese si è letteralmente svuotato, ed infatti ci sono decine e decine di appartamenti o in affitto o In vendita, ma in compenso, quale somma follia ci sono i parcheggi a pagamento.
I livelli occupazionali, in tutti i settori del Casinò, sono messi in discussione mentre gli emolumenti degli impiegati si sono abbassati paurosamente.
Non si intravede né a livello comunale né all’interno della casa da gioco, un serio progetto di sviluppo e di rilancio.
Si continua a parlare di un grande albergo di lusso, ma non si dice chi ci dovrà andare a dormire, né per quale ragione.
Insomma non si hanno le idee chiare.
Se non si mette mano subito e con vigore ad iniziative e progetti credibili e coerenti, per il recupero dell’antico splendore del nostro paese, il sogno si potrebbe tramutare presto in incubo ed amara realtà.
Sarebbe troppo lungo nello spazio di un intervento articolare una serie di proposte concrete in questa direzione.
Ci limitiamo a farne una, riservandoci di approfondire i vari aspetti della crisi di Campione, prossimamente.
Si dia in appalto, ad evidenza pubblica europea, ad aziende private, con rilevante esperienza nel settore, che salvaguardino livelli occupazionali e retributivi, la gestione del Casinò e si dia al comune la facoltà di un controllo preciso, costante e puntuale sulle sue scelte.
Un’azienda con questi requisiti può predisporre, nell’arco di diversi anni, un progetto aziendale e di sviluppo, attraverso investimenti ed iniziative mirate, cosa che l’attuale società non è in grado di fare, sia per il tipo di composizione sociale, sia per il quasi risibile, per una casa da gioco, capitale sociale disponibile, sia per l’incapacità dei suoi managers. II comune si riappropri di tutti gli strumenti di indirizzo e di controllo sulla casa da gioco, così come avveniva nel passato, attraverso il capitolato d’appalto e le norme che ancora oggi glielo consentirebbero.
In questo contesto si ritorni a dare quote degli incassi al Ministero degli Interni, che a sua volta decida a quali degli enti locali distribuirli.
Si reintroducano le regole che tutelino i diritti inalienabili dei residenti, per l’accesso ai lavoro della casa da gioco, così come ci consentono le norme vigenti.
Si rispettino le norme contenute nelle direttive europee, poiché lavorare in spregio alle leggi o al limite di esse, non conviene a nessuno.
I Campionesi non hanno niente da nascondere e niente da farsi perdonare ed in special modo i dipendenti della casa da gioco, che nel corso degli anni hanno dimostrato la loro alta professionalità.
Gli attacchi quasi violenti, che negli ultimi tempi si Intravedono e si leggono sui giornali, che vorrebbero stravolgere il sistema produttivo ed economico di Campione, o addirittura espropriarla della sua casa da gioco, sono inaccettabili e noi non li accetteremo supinamente.
Che cosa starebbero a significare altrimenti, i continui accenni che si leggono sui giornali, che fanno riferimento alla necessità di ridurre il personale al Casinò e di ridurre contestualmente gli stipendi? Che cosa vorrebbe dire che analoga richiesta è stata fatta anche per i dipendenti del Comune, della Posta, per i Carabinieri, per gli insegnanti e chi più ne ha più ne metta? Che cosa vuol dire modificare lo statuto della società a scatola chiusa e senza nessuna garanzia per il nostro territorio? Fin dove si vuole arrivare? Quello che è certo che le “porte aperte non si possono più lasciare”, e questo in tutti i sensi, visto anche ciò che è accaduto e sta accadendo recentemente.
Campionesi attenti! Il disegno viene da molto lontano, noi dobbiamo fare in modo che esso non vada lontano.
Sarà compito di tutte le forze democratiche e responsabili presenti a Campione, contrastarlo. Noi staremo attenti a valutare chi c’è e chi non c’é. Noi certamente ci saremo.
arch. Alfio Balsamo
consigliere comunale PDL
Campione d’Italia, 22.04.2010

