“Tutto ok, potrà tornare in sella alla sua bicicletta”, solo dopo aver recuperato i movimenti e ristimolato i muscoli del braccio.

Ettore Taverna, il medico (Foto in alto) che ha effettuato l’intervento alla spalla di “Cavallo Pazzo”, in una intervista a “CampioneNews” ha voluto fugare ogni dubbio sul recupero “dell’atleta” del Team Bike Pedale Campionese. “Siamo nei tempi – ha detto il Chirurgo- per un infortunio del genere la prognosi è lunga e necessita di molta fisioterapia e di pazienza. Il ritorno sulle strade a percorrere i primi chilometri dovrebbe avvenire, non prima della fine dell’anno 2010. Garantisco che l’operazione è riuscita perfettamente”.

Il Presidente Antonio Presti può stare tranquillo: il recupero dello “sportivo” procede senza intoppi e presto il corridore agonista, non solo rientrerà dal periodo di riabilitazione dell’OBV dove sta facendo la prassi della fisioterapia, (foto in basso) ma potrà tornare a disposizione del Team Campionese. Lo stesso Ettore Taverna, il chirurgo che ha eseguito l’intervento alla spalla precisa e rassicura che l’intervento, relativamente breve, rientra, in questo momento della scienza, fra quelli relativamente “semplici”.

“Conosciamo da vicino il Professore”

Ettore Taverna si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli studi di Milano con pieni voti assoluti conseguita nel 1987. Si specializza in Ortopedia e Traumatologia (pieni voti assoluti e lode) c/o Università degli studi di Milano 1992, in

Idrologia medica e Medicina termale (pieni voti assoluti e lode) c/o Università degli studi di Milano 1996.

Reconstructive shoulder surgery c/o il Baylor College of Medicine at Houston (Texas) USA 1995. Oltre a ciò pubblica: Arthroscopic treatment of rotator cuff tear and greater tuberosity fracture non union – Arthroscopy 12-2:242-244,1996

The incidence of gleno humeral joint abnormalities associated with full-thickness, reparable rotator cuff tears – Arthroscopy 13-4:450-455 1997 

Arthroscopic treatment of acute traumatic anterior – inferior dislocation and greater tuberosity fracture – arthroscopy 15-6:648-650,1999 

Technique for rotator interval closure: the 3-step all-inside technique – 18th S. Diego Meeting 233-242 2001.

Per colmare la sua già colma attività é anche responsabile U.F. di Chirurgia della spalla II e Chirurgia Artroscopica presso l’Istituto Ortopedico Galeazzi.

In sintesi la sua vita professionale e alcune nozioni:

Da piccolo sognava di diventare architetto. Trascorreva ore a dividere gli spazi, a cercare nuove combinazioni geometriche. Ettore Taverna, 49 anni, oggi dirige l’Unità operativa della spalla all’ospedale ortopedico Galeazzi. Con un team affiatatissimo, Giuseppe Pacelli e Carlo Perfetti, cura in artroscopia – entrando attraverso minuscoli forellini – le patologie della spalla. Ed è un pioniere in questo. Ha imparato la tecnica a Houston, alla scuola dell’inventore di queste tecniche, Gary Gartsman. “Ho avuto la fortuna di trovarmi in America – spiega il giovane medico – proprio nella fase di transizione dalla chirurgia a cielo aperto a quella in artroscopia. Oggi, negli Usa, la spalla rappresenta il 50 per cento della patologia ortopedica. Da noi, invece, ancora una minima percentuale”. Dagli Stati Uniti è tornato in Italia con una moglie americana, un gatto texano, e una tecnica raffinatissima che il pubblico ha imparato a conoscere attraverso il passaparola. A questo mago della spalla la gente crede quando dice: la periartrite non esiste. E poi, entrando nell’articolazione, si scopre che quel dolore atroce e resistente a qualsiasi infiltrazione, antinfiammatorio e massaggio, altro non era che un tendine rotto.

A Houston Ettore Taverna è rimasto sei anni. “Prima ancora di laurearmi in medicina, frequentando corsi a Praga grazie ad una borsa di studio che avevo vinto, capii che mi interessava l’ortopedia ma, in particolare, la chirurgia non invasiva. Poi, dopo la specializzazione, ho deciso di investire su me stesso e sono andato a Houston per imparare le nuove tecniche. Il primo anno, per stare lì, ho bruciato tutti i miei risparmi. Poi, dopo aver vinto un concorso a Cuggiono, ho fatto avanti e indietro per altri 5 anni. La mia frustrazione era sapere che non avrei potuto rimanere lì a lavorare. Per i clinici non è come per i ricercatori. La svolta della mia carriera c’è stata nel 2000 quando mi hanno chiamato dal Galeazzi. Mi sarei accontentato di un modulo, mi hanno detto “ti diamo dei letti e diventi primario”.

Tante spalle doloranti vengono liquidate come periartriti o artrosi.
“Dobbiamo chiamare le malattie della spalla con il loro nome. Sono tante. Ci sono le borsiti, che si risolvono da sole, l’instabilità della spalla che esce dalla sua sede naturale, e poi le rotture della cuffia dei rotatori e le spalle congelate”.
Rotture da trauma, come nel caso dell’attaccante juventino, David Trezeguet?.
“E, poi, rotture dovute all’usura, all’età. Ormai si stima che il 40 per cento della popolazione possa avere problemi legati alla cuffia dei rotatori. E dopo i 60 anni la percentuale sale al 60 per cento”.

Cos’è la cuffia dei rotatori?
“Come dice il nome è l’insieme di quattro muscoli e quattro tendini che, a no’ di cuffietta, si fondono tra loro e si inseriscono sulla tesa dell’omero, che è una sfera, consentendo i movimenti del braccio, la rotazione, l’elevazione, l’allungamento nello spazio”.
Chi è più a rischio?
“Chi fa un lavoro manuale, anche non pesante, le stiratrici, i baristi, i parrucchieri, croupier, gli operai alla catena di montaggio che lavorano con il braccio staccato dal tronco”.

Quali sono i vantaggi di una chirurgia artroscopica rispetto a quella a cielo aperto?
“Si entra nell’articolazione attraverso il muscolo, non si taglia nulla, si tocca solo ciò che va curato. Questa è una chirurgia ricostruttiva”.

Come si procede?
“Prima di riattaccare il tendine all’osso si eliminano le patologie associate. Per esempio, filamenti causati dall’infiammazione”.

Che strumenti utilizzate?
“Laser, radiofrequenze, chiodi di titanio”.

Tempi di recupero?
“Ottimi e rischi di infezione bassissimi”.

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